biscotti di san martino

Biscotti di San Martino

Forse i più giovani non lo conoscono ma un vecchio proverbio siciliano recita così: a San Martinu ogni mustu è vinu…  a significare che l’11 novembre, giorno dedicato alla celebrazione di San Martino, il mosto ha finito la sua fermentazione e le botti di vino possono essere aperte per spillarne il pregiato nettare.

Scrivere dei biscotti di San Martino mi riporta fino all’infanzia quando a scuola, il maestro Chiaramonte, ci raccontava della leggenda di San Martino. Mi ricordo anche che all’inizio di quella che si chiama “via verdura”, strada dedicata un tempo a commerci di vario tipo soprattutto alimentare, a volte si intratteneva il “cantastorie”. Ai miei occhi di bambina il cantastorie era una figura affascinante. Con voce tonante, grandi gesti delle mani e impugnando una lunga bacchetta che agitava a mo’ di durlindana, indicava i riquadri di una grande tela su cui, con colori sgargianti, erano disegnate le storie dei Paladini di Francia. A volte la sua narrazione lasciava il passo ad altre rappresentazioni e, tra queste, vi era quella di San Martino.

Siamo intorno al 300 d.C. e la leggenda narra che Martino, ragazzo mite e di indole pacifica ma figlio di un ufficiale dell’esercito romano, obbedendo ad un ordinanza del tempo, si arruolasse nella cavalleria. Un giorno, in groppa al suo cavallo bianco, incrociò un povero mendicante seminudo e intirizzito dal freddo. Alla vista di quel poveretto Martino, mosso da generosità e pietà, tagliasse il suo mantello in due donandolo al mendicante. Miracolosamente la pioggia cessò immediatamente di cadere, il freddo attenuò la sua morsa e il sole tornò a splendere, caldo e ristoratore: ecco l’estate di San Martino.

La leggenda continua narrando di come quella stessa notte a Martino apparisse in sogno Gesù il quale, restituendogli la metà di mantello che aveva condiviso, disse: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito”. Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il sogno scosse così profondamente Martino che il giorno dopo si fece battezzare divenendo cristiano. A questo punto decise di abbandonare l’esercito e diventare monaco nei pressi della città di Tours.

Tornando all’oggi l’apertura delle botti per assaporare il vino novello si accompagnava alla tradizione di intingere il biscotto in un vino dolce e liquoroso come il moscato “u viscottu ri San Martinu abbagnatu ‘nto muscatu“. Soprattutto nel palermitano resiste l’antica tradizione di preparare questi biscotti a forma di piccola arancia, aromatizzati con semi di anice e che vengono cotti due o tre volte a temperature diverse. Questo, dopo essere stati lasciati in forno a raffreddare completamente, gli conferisce la caratteristica croccantezza e friabilità. Col tempo la naturale estrosità dei pasticceri siciliani ha dato vita a numerosi varianti come i sammartinelli con ricotta, più morbidi e ripieni di crema di ricotta o a elaborazioni ancora più spinte e baroccheggianti.

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